Dexter e Sex and the City sono più simili di quanto possiate pensare

Cosa c’entra la storia di un serial killer di Miami con quella di una fashion victim di New York? Nulla, apparentemente: ma lo sviluppo di Dexter e di Sex and the City nel corso degli anni ha reso questi due progetti molto simili tra di loro, e potenzialmente infiniti

Lui è un serial killer, pronto a fare fuori chi uccide senza pietà e la fa franca davanti alla Legge, senza che le vittime abbiano giustizia. Lei, invece, è una vittima… della moda, ma anche una romantica alla ricerca di un amora che possa farla sentire veramente a casa, sia che viva in un appartamento dell’Upper East Side che a Gramercy Park. Ci avete mai pensato che, per certi versi, Dexter Morgan e Carrie Bradshaw siano più simili di quanto si possa pensare?

La loro somiglianza, e quella delle loro serie tv (Dexter da una parte e Sex and the City/And Just Like That dall’altra), è frutto di un lavoro di costruzione delle loro storie, dei loro background e della crescita a cui il pubblico ha assistito, sviluppando un affetto tale da farli sentire se non proprio “di famiglia”, sicuramente dei vicini di casa di cui ormai sai tutto.

Dexter Morgan e Carrie Bradshaw sono i personaggi titolari di due serie che sono anche due importanti progetti artistici, estremamente differenti l’uno dall’altro, rivolti a target quasi opposti (ma nulla, sia chiaro, vieta a chi segue Dexter di non appassionarsi a Sex and the City), ma che hanno avuto e stanno avendo due percorsi simili, che ci fanno riflettere sul futuro di quei titoli che oggi diamo per chiusi per sempre e che, invece, potrebbero diventare vere e proprie saghe.

Il caso di Dexter

Cominciamo da Dexter: la serie originale, tratta dai romanzi di Jeff Lindsay, ha esordito nel 2006 sulla rete via cavo Showtime, dove è andata in onda con grande successo per sette stagioni e 96 episodi, fino al 2013. Nel 2021 Showtime ordina un’ottava stagione, con il sottotitolo New Blood: l’obiettivo è quello di dare un finale al personaggio interpretato da Micheal C. Hall che possa finalmente soddisfare il pubblico, considerata l’onda di critiche ricevute dal series finale del 2013.

New Blood va molto bene: al pubblico Dexter piace ancora. Ecco che, allora, Showtime ragiona su un terzo ritorno di Dexter, concretizzatori quest’anno con Dexter Resurrection. Il nostro anti-eroe è ancora vivo e lotta ancora insieme a noi (e contro i suoi nemici), ma non più sulla tv via cavo: la saga di Dexter si è spostata infatti su Paramount+, la piattaforma streaming del gruppo Paramount (di cui Showtime fa parte).

Pochi mesi prima, sempre in streaming aveva debuttato Dexter: Original Sin, il prequel, che racconta le prime mosse di un giovane Dexter non solo nella Omicidi di Miami, ma anche come serial killer dei serial killer. La serie, ambientata negli anni Novanta, è già stata rinnovata per una seconda stagione.

Senza accorgersene, Dexter è diventato il centro di un universo che si è sviluppato quasi per caso, dall’intuizione che serie e personaggio avessero ancora qualcosa da dire. Un’intuizione che in quel di Showtime avevano maturato già nel 2013, quando imposero agli sceneggiatori della serie originale di scrivere un finale in cui il protagonista non sarebbe dovuto morire, per nessuna ragione. Ordine che ha permesso, anni dopo, di dare una logica sensata al ritorno di Dexter in tv.

Da Sex and the City ad And Just Like That (passando per i diari di Carrie)

Era il 1998 quando la Hbo mandò in onda il primo episodio di una serie destinata a diventare un vero e proprio fenomeno di culturale, capace di infrangere più di un tabù. Sex and the City, sei stagioni e 94 episodi in onda fino al 2004, ha sdoganato il racconto intimo delle donne in televisione, ha portato sul piccolo schermo outfit che hanno fatto sognare e ispirato generazioni e soprattutto dato voce a un pubblico femminile che fino ad allora poteva dire la sua sua, sì, ma entro certi limiti.

L’ispirazione, anche in questo caso, è stato un libro, dallo stesso titolo, di Candace Bushnell, a sua volta tratto da una rubrica da lei tenuta sul New York Observer. Come in Dexter, però, ci volle poco perché la serie cominciasse a vivere di vita propria. E i fan, una volta andato in onda il series finale, ne hanno voluto ancora: da qui i due film, diretti sequel della serie, del 2008 e del 2010, con li stesso cast e lo stesso mood che li hanno resi due cult quasi al pari della serie.

Ci sono voluti undici anni perché Carrie & Co ricomparissero. E anche in questo caso galeotta fu la piattaforma. Non più la Hbo, e quindi una rete via cavo, ma Hbo Max, la sua piattaforma (in Italia su Sky e NOW): cambiano i tempi e soprattutto serve dare a queste piattaforme titoli in esclusiva che siano forti e attrattivi di abbonamenti.

Nel 2021 nasce And Just Like That… aggiornamento ai tempi moderni di Sex and the City (non senza un po’ di delusione da parte dei fan, sia per la mancanza di quell’audacia e spirito di rivoluzione con cui Sex And the City si era presentato, che per l’assenza di Kim Catrall, presente con un breve cameo nel finale della seconda stagione).

Anche Carrie Bradshaw ha avuto l’onore di un prequel, che forse non tutti ricorderanno: tra il 2013 il 2014 sul canale generalista teen-oriented The Cw andò in onda The Carrie Diaries, tratto anch’esso da un libro di Bushnell. Un serie all’acqua di rose, se confrontata con l’originale, come d’altra parte richiedeva il network di destinazione. Forse anche per questo l’accoglienza fu più tiepida e, dopo due stagioni e 26 episodi, fu chiusa.

Le cose che abbiamo in comune sono…

Ma non sono solo questi i punti in comune tra i progetti Dexter e SATC/AJLT. Così come numerosi altri network e piattaforme (e prima di loro, ovviamente, case di produzione) hanno già fatto in passato, Showtime ed Hbo hanno trovato in questi due titoli due IP, ovvero Intellectual Properties, potentissime e potenzialmente infinite.

Nel caso di Dexter la fine sembrava cosa certa già nel 2013 e poi ancora nel 2021 con il revival. Original Sin prima e Resurrection poi hanno invece ribaltato le carte in tavola, dimostrando che -al netto del gradimento di pubblico e critica- quello con al centro il personaggio di Hall può essere un universo ulteriormente in espansione, con nuove stagioni e, perché no, nuovi spin-off. Come quello sul Trinity Killer (interpretato da John Lightow), di cui è già stata scritta una stagione ambientata prima dei fatti narrati in Dexter e che è in attesa del via libera.

L’universo di Sex and the City si è anch’esso espanso, prima al cinema, poi di nuovo sul piccolo schermo, ma l’annuncio di inizio mese che la terza stagione di And Just Like That sarebbe stata l’ultima potrebbe avere messo la parola fine alla saga di Carrie. Potrebbe però anche essere diversamente.

Sarah Jessica Parker, in primis, ha preferito parlare di arrivederci e non di addio, ricordando che nessuno avrebbe mai pensato ad un sequel di SATC, che poi invece si è realizzato. Quindi, è il suo ragionamento, perché non si potrebbe pensare di riproporre una nuova fase della vita di Carrie tra qualche anno? Un po’, insomma, come fatto proprio con Dexter.

Quel “forse” che tiene acceso un mondo

Ormai viviamo in un’epoca in cui i “forse” valgono tanto quanto i “sì”: basta lasciare aperto uno spiraglio su un possibile sequel per rendere l’addio meno tale, e giocare strategicamente affinché si possano ricevere nuove idee per nuovi progetti legati allo stesso personaggio.

Chissà se Sarah Jessica Parker non abbia voluto proprio fare questo: far intendere che, dopo una pausa e con la giusta idea, sarebbe pronta e vestire nuovamente i panni (chic) di Carrie. Sia in questo caso che in quello di Dexter e di qualsiasi altra serie tv diventata iconica, oggi conta più il brand della storia. E’ il marchio a trainare il progetto, a convincere produttori e broadcaster a dare il semaforo verde. E, quindi, a rendere potenzialmente immortali personaggi che più volte pensiamo abbiano concluso il loro percorso.

Una gioia per i fan, un po’ meno forse per chi li interpreta: artisti che si trovano davanti al bivio se accettare di essere per sempre identificati con un personaggio e dare uno strappo deciso al passato, non farsi tentare da contratti lusinghieri e certezze professionali e guardare avanti. Ha più sapore l’azzardo di qualcosa di nuovo o la comodità di un percorso già tracciato? Una cosa è certa: Mai dire Mai non è più solo il titolo di un film, ma un mantra sempre più usato ad Hollywood.

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