

Ditonellapiaga inserisce nel testo della sua canzone di Sanremo 2026 un riferimento tv al quiz più visto dagli italiani. Ma tutto il testo è un avvertimento a come Gif e meme siano entrati nel nostro quotidiano
Ha aperto il Festival di Sanremo 2026, ma già al preascolto riservato alla stampa era stato indicato come uno dei brani più potenti di questa edizione, destinato a diventare uno, se non IL, tormentone dei prossimo mesi. Che Fastidio di Ditonellapiaga (al secolo Margherita Carducci) è esplosa con la sua cassa dritta, con le luci dell’Ariston, con la coreografia che ha accompagnato l’esibizione del brano. Ma anche con i numerosi riferimenti contenuti nel testo.
Un elenco di cose che irritano, che formano una lamentela in forma pop, un catalogo di piccoli nervi scoperti quotidiani. Tutto vero, ma c’è di più: oltre a cosa dice, osserviamo come lo dice. Il testo di Che fastidio non funziona infatti come una canzone tradizionale: assomiglia molto di più a una sequenza di frammenti del nostro quotidiano. Le sue frasi brevi, i giudizi netti e le risposte secche restituiscono più una timeline che un racconto lineare.
La televisione diventa materiale da meme
Uno degli esempi più riconoscibili è il riferimento implicito alla celebre risposta “Cosa fai nella vita? Faccio schifo”, diventata negli anni un meme ricorrente sui social. Il momento è nato in televisione, nel 2018 a L’Eredità, quando alla conduzione c’era proprio il direttore artistico e conduttore di questa edizione del Festival, Carlo Conti, ma oggi vive quasi esclusivamente online: sotto forma di Gif e meme.
Nel brano di Ditonellapiaga, però, il riferimento televisivo in sé viene superato dall’importanza che quella risposta ha assunto in questi anni, diventando linguaggio condiviso, una risposta automatica che dice molto più di quello che sembra. E la tv generalista, oggi, sopravvive anche come archivio memetico.
Un testo che scorre, come una pagina web
Gran parte di Che fastidio dà l’impressione di non essere scritta per essere “letta”, ma scrollata, come la timeline di una qualsiasi piattaforma. Le frasi sembrano caption, tweet, risposte ironiche lasciate lì senza contesto. Ditonellapiaga ha scelto di proporre al pubblico una sensazione continua di accumulo, proprio come succede sui social, dove non c’è un punto di arrivo, ma una sequenza infinita di stimoli che, uno dopo l’altro, ti stancano. Fino al fastidio che troneggia fin dal titolo.
Gli easter-egg interiorizzati
Nel testo non compaiono nomi specifici di serie tv, di personaggi iconici o tormentoni urlati: l’unico riferimento diretto è ai “tronisti presentati come artisti”. Gli easter-egg sono più sottili e stanno nel tono, nelle frasi che “suonano” già viste, nel modo in cui certi versi sembrano fatti apposta per essere condivisi.
Clip, Gif e meme diventano le reference per un’opera che nasce dal web ma che è destinata a popolarlo con reel e coreografie virali. Pur non ricordandoci da dove arrivano, li continuiamo a usare: proprio come quella risposta alla domanda “Cosa fai nella vita?”.
I meme sono diventati la nostra lingua?
Ecco che, allora, Ditonellapiaga ci costringe a fare una riflessione. La sua canzone è stata scritta come se i meme fossero ormai il nostro linguaggio naturale. Non cerca un pubblico giovane, né di inseguire l’attualità: semplicemente prende atto che oggi il pop passa da lì.
Per arrivare al pubblico serve tenere conto anche di questo: temi universali o specifici non possono non ignorare la quantità di contenuti social che raccontano il nostro quotidiano e che reinventano il nostro modo di comunicare. Ci dà fastidio? Sì, ma ne siamo comunque dipendenti.








