Com’è Due Spicci di Zerocalcare? Splatter, mostri e fedeltà a se stesso per la sua serie più matura
Due Spicci di Zerocalcare su Netflix, la recensione

Due Spicci di Zerocalcare su Netflix conferma il talento di Michele Rech nel raccontare una generazione senza giri di parole e, sopratutto, senza tradire se stesso

Amara, ironica, dolorosamente vera: Due Spicci, terza serie animata per Netflix di Zerocalcare, si potrebbe riassumere così. Nel suo terzo racconto in forma animata Michele Rech riesce, nonostante lanci promozionali sempre più colossali e una popolarità che lo reso 100% mainstream, a non tradire non solo chi lo segue da anni, ma soprattutto se stesso.

La scheda tecnica di Due Spicci

Uscita su Netflix: 27 maggio 2026 (tutti gli episodi)

Numero e durata episodi: otto, da 25 a 52 minuti (il finale)

Prodotto da: Movimenti Produzioni, parte di Banijay Kids & Family, in collaborazione con BAO Publishing

Scritto, diretto e interpretato da Zerocalcare (anche produttore esecutivo)

Voci di: Zerocalcare, Valerio Mastandrea e con la partecipazione di Emanuela Fanelli

Colonna sonora: la sigla è “Non ti riconosco più” di Giancane (che aveva anche curato la sigla di Strappare lungo i bordi); la serie contiene anche “Ci vuole una laurea”, nuovo singolo di Coez.

Trama di Due Spicci: di cosa parla la terza serie di Zerocalcare?

In questa terza serie animata di Zerocalcare, vediamo il protagonista socio insieme all’amico Cinghiale di un piccolo bar nel suo quartiere. L’attività sembra procedere regolarmente, ma quando cominciano a mancare soldi, Zero sospetta che l’amico gli nasconda qualcosa. E in effetti è così.

La vicenda di Cinghiale, i suoi debiti e la sua paura di raccontare tutto alla moglie s’intrecciano con le altre sottotrame della serie: dall’evoluzione del rapporto di Sarah con la sua fidanzata all’inaspettata svolta per la vita di Secco fino, ovviamente, alle numerose riflessioni di Zerocalcare.

Anche in questa serie, infatti, il protagonista usa le vicende dei personaggi che lo circondano per fare un’analisi introspettiva sui temi più cari alla sua generazione: futuro, amore, famiglie, paura di sbagliare e solitudine sono affrontate a volte con piglio ironico (grazie anche alle battute al vetriolo dell’Armadillo, sempre doppiato da Valerio Mastandrea), altre con una profonda consapevolezza di non avere nessuna risposta da dare, ma tante domande da fare e da farci.

Spiegazione del finale di Due Spicci: cosa succede nell’ultimo episodio?

⚠️ ATTENZIONE SPOILER: Il significato profondo del finale

Il finale di Due Spicci nasconde un clamoroso cambio di voce per il personaggio di Smeralda e una dolorosa riflessione generazionale.

👉 Clicca qui per leggere l’analisi completa scena per scena del finale di Due Spicci.

Due Spicci di Zerocalcare su Netflix, la recensione

Come finisce Due Spicci? Il finale è in puro stile Zerocalcare, tra amara ironia, nuove consapevolezze e un futuro che non sempre è rassicurante. Prima di tutto ciò, però, si chiude la linea narrativa di Cinghiale e dei debiti che deve estinguere, con un colpo di scena.

Nell’affare sono entrati i Coccodritti, famiglia concorrente dei Tartallegra (grazie Zero per queste citazioni che solo noi 40enni possiamo capire) nella gestione del racket e dello spaccio, che “comprano” il debito di Cinghiale, grazie alla mediazione di Carlito, il driver silenzioso di cui scopriamo solo alla fine essere l’autista del boss dei Coccodritti.

Due Spicci di Zerocalcare su Netflix, la recensione

Nel frattempo, però, avviene una tragedia: Paturnia, ormai scheggia impazzita e vero incubo di Zero e dei suoi amici, viene trovato morto. E l’assassino si fa trovare con il coltello sporco di sangue a pochi metri di distanza: è Montini, il ragazzo deriso da tutti, cresciuto da solo e vessato anche da adulto, che ha deciso di compiere questo gesto dopo che Paturnia ha ridotto in fin di vita Giulio, il suo cane.

Tutto si risolve, più o meno: Cinghiale e la sua famiglia, che devono ancora estinguere il debito, decidono di fuggire in Sud America. Smeralda, invece, dopo lo shock per la morte di Paturnia, sparisce dai radar di Zero per qualche mese, fino a Natale, quando i due si incontrano in un centro commerciale.

Due Spicci di Zerocalcare su Netflix, la recensione

E qui la sorpresa: dopo essere stata doppiata dal fumettista per tutti e otto gli episodi, in queste scene a dare voce è Emanuela Fanelli. Il confronto tra i due personaggi, che promettono di rivedersi, lascia una constatazione: la vita, a volta, ti porta lontano da tutte quelle promesse che fai a chi vorresti ancora facesse parte delle tue giornate.

Anche per questo, Zero e Sarah (tornata single) decidono di andare a trovare Cinghiale e Christine, ma senza Secco, che deve occuparsi del figlio. E qui c’è l’altra rivelazione: in tutto questo tempo Zero ha incolpato la paternità di Secco per l’allontanamento tra loro due, ma la realtà è che lo stesso Zero, prendendosi più accolli lavorativi, è finito per trascurare le sue amicizie. Ecco che, allora, questo finale di Due Spicci resta coerente all’intera serie ma al tempo stesso diventa il più personale e intimo mai pensato da Michele Rech per una delle sue serie tv Netflix.

La sua è una sorta di ammissione di colpa per non essere stato l’amico che avrebbe voluto essere, ma anche una promessa a fare di meglio d’ora in avanti. Ma ce la farà? L’incontro con Smeralda citato poco fa ci lascia il dubbio: anche lei, come il protagonista, sa benissimo che dentro ognuno di noi resta quella sensazione difficile da scrollarsi di dosso, la speranza che alla prossima occasione si potrà fare meglio. Nasce così un loop continuo di aspettative, illusioni e speranze disattese che ci lasciano un perenne amaro in bocca, costringendoci a vivere una vita che no, non è quella che ci saremmo immaginati solo qualche anno fa.

In Due Spicci Zerocalcare è diventato grande

Se Strappare lungo i bordi era la serie del debutto, quella più sperimentale e utile a capire quanto il pubblico che ha sempre letto Zerocalcare sarebbe stato pronto a seguirlo anche in tv, Questo mondo non mi renderà cattivo ha alzato l’asticella, delineando un contesto sociale in cui Michele Rech voleva raccontare una storia a lui cara. Con Due spicci le anime delle due produzioni precedenti si fondono e danno vita a una nuova evoluzione del suo stile.

Ritroviamo tutti gli elementi del Zero-verso, dai personaggi storici alle mille paturnie partorire dalla mente di Zerocalcare e che, grazie a un’animazione fedele al suo tratto su carta, riescono a diventare loro stesse una delle linee narrative centrali del racconto.

Due Spicci di Zerocalcare su Netflix, la recensione

Ma c’è di più: in Due Spicci la storia centrale, il fil-rouge che attraversa gli otto episodi, ha una costruzione che va oltre l’esperimento o la presa in carico di determinati temi. Assistiamo, in altre parole, a una serie che “fa” la serie: cliffhanger posizionati nei momenti giusti, colpi di scena inaspettati, piccoli e grandi dettagli che serviranno a costruire il finale e a chiudere tutta la trama.

La struttura narrativa di questo Zerocalcare III è decisamente più adulta rispetto al passato, come se da una parte lui e dall’altra Netflix avessero deciso di alzare l’asticella sul fronte del percorso narrativo. Un percorso che si compie con lucidità e nessuna presunzione di riscrivere le regole del genere, ma con il desiderio di voler offrire al pubblico quel qualcosa in più che scongiuri l’effetto copia rispetto alle opere precedenti.

Non mancano poi i modi con cui Zero comunica quello che vuole dire: l’animazione classica si affianca a pixilation, stop-motion e piccoli frammenti girati in live action, tutti al servizio di un pensiero che evidentemente necessita di tanto in tanto di prendersi delle pause dal cartoon per rappresentare i vari livelli della coscienza di Zero.

E, a ben pensarci, anche questa è una metafora di come pensa tutta la generazione a cui Zerocalcare appartiene: a ogni pensiero, paranoia, dubbio o paura appartiene un codice, a volte semplice, a volte più complesso da mettere in scena, ma sempre carico di significati e mai usato senza ragione.

Ci sono scene splatter (mai veramente violente), altre da citazioni cinematografiche e televisive, altre ancora, invece, ci ricollegano ai volumi pubblicati da Zerocalcare, in cui quei “mostri” alti, grossi e neri che aleggiano intorno al protagonista trovano spazio anche in forma animata.

Recensione Due Spicci: la serie Netflix più matura di Zerocalcare

Due Spicci di Zerocalcare su Netflix, la recensione

Poi c’è quel livello più intimo, che rivela il vero coraggio di Zerocalcare, capace di mettersi a nudo davanti al pubblico e soprattutto a se stesso: un lavoro di introspezione e di ammissione dei proprio limiti che non indica autoreferenzalità ma la ricerca di una qualche risposta a un malessere interiore fattosi ormai abitudine.

Dai rovi conficcati nella parte più nascosta del proprio animo alla candida ammissione che, anche senza traumi infantili e una vita relativamente serena, si può non essere felici. Zerocalcare riesce ad essere visto da così tante persone perché quando si tratta di esporsi riesce a farlo senza sovrastrutture e con una disarmante onestà, alternando momenti di ritmo estremamente elevato ad altri in cui lascia che gli spettatori si prendano tutto il tempo necessario per assorbire la batosta di alcune scene.

In Due Spicci la maturità narrativa si affianca a quella personale del suo autore, che quando accetta di lavorare a una serie lo fa solo se ha qualcosa da dire che lo interessi davvero. Anche per questo Due Spicci riesce ad essere uguale e differente rispetto a Strappare lungo i bordo e Questo mondo non mi renderà cattivo, rappresentando un nuovo livello nella poetica di Zerocalcare nei confronti dell’esistenza di un’intera generazione.

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