

Il debutto su Sky e NOW del prequel di Gomorra illumina un trend raro nel nostro Paese: espandere cult per conquistare ancora il pubblico, senza rischiare. I casi italiani, da Montalbano a Mare Fuori, fino a un progetto mancato
@unshow.it #GomorraLeOrigini sta per arrivare in tv! Siete curiosi di sapere chi saranno i protagonisti del prequel di Sky e Now? #gomorra #gomorralaserie ♬ suono originale - Unshow.it
La mossa di Sky Italia nell’espandere l’universo di Gomorra-La serie con un prequel ha una doppia valenza, tra sicurezza e unicità nel panorama delle serie tv italiane. Gomora-Le origini, su Sky e NOW dal 9 gennaio, lungo i sei episodi della prima stagione ci riporta nella Napoli del 1977 per seguire l’ascesa del giovane Pietro Savastano da ragazzo di strada a boss in erba.
Insomma, un vero e proprio prequel, che si allontana dalla saga originale diventando più narrazione e costruzione dei personaggi che racconto di una realtà criminale. Soprattutto, però, Sky Studios e Cattleya (parte di ITV Studios) hanno raccolto una sfida che in Italia è ancora in buona parte inedita: realizzare un prequel.
Se questa tendenza all’estero è diventata ormai di uso comune tra produttori e broadcast, per il nostro Paese non è così semplice trovare idee abbastanza forti da espandere un racconto amato dal pubblico tornando indietro nel tempo. Il motivo è semplice: per fare in modo che un prequel abbia ragione di esistere, deve agganciarsi a un racconto e a personaggi che siano forti e amati dal pubblico, fino a diventare iconici. E il boss Savastano, nella saga di Gomorra, aveva tutti questi requisiti.
Le origini di Gomorra
La serie, che parte sempre dal romanzo best seller di Roberto Saviano, racconta la perdita dell’innocenza del giovane Pietro Savastano (Luca Lubrano). È, in altre parole, la storia di come tutto è iniziato: non ancora boss di Secondigliano, Pietro entra nel mondo della criminalità, tra sogni troppo grandi, per sé e i suoi amici, e un primo amore folle e appassionato, quello per Imma (Tullia Venezia).
Il cast artistico e tecnico
Con Lubrano e Venezia, nel cast troviamo Francesco Pellegrino nei panni di Angelo ‘A Sirena, carismatico malavitoso che lavora per il clan dei Villa gestendo una bisca; Flavio Furno, che interpreta ‘O Paisano, malavitoso detenuto in carcere, dove inizia a raccogliere “fedeli” che lo seguano nel suo progetto: una camorra nuova; Antonio Buono, Ciro Burzo e Luigi Cardone sono rispettivamente Mimì, Tresette e ‘A Macchietta, amici di Angelo ‘A Sirena; Antonio Del Duca, Mattia Francesco Cozzolino, Junior Rancel Rodriguez Arcia e il piccolo Antonio Incalza interpretano gli amici del gruppo di Pietro, rispettivamente Lello, Manuele, Toni e Fucariello.
Inoltre, Renato Russo veste i panni di Michele Villa, detto ‘O Sant, erede al trono di una delle famiglie dell’aristocrazia criminale di Napoli, i Villa. Ciro Capano è il padre, Don Antonio, il boss di Forcella. A interpretarlo è Ciro Capano. Biagio Forestieri è Corrado Arena, re del contrabbando di sigarette a Napoli; Fabiola Balestriere interpreta Annalisa Magliocca, la futura Scianel, qui giovane madre vittima della gelosia violenta del marito; Veronica D’Elia veste i panni di Anna, sorella di ‘O Paisano.
Interessante anche il cast tecnico, che segna un ponte tra la serie originale e il prequel: Marco D’Amore, interprete di Ciro l’Immortale in Gomorra, qui è regista di primi quattro episodi, supervisore artistico e co-sceneggiatore del progetto. Gli ultimi due episodi sono diretti da Francesco Ghiaccio. La serie è creata da Leonardo Fasoli, Maddalena Ravagli e Roberto Saviano (già dietro la serie madre), ed è distribuita internazionalmente da Beta Film.
Perché ci sono pochi prequel in Italia? Questione di “requisiti”
Il nostro Paese va in controtendenza rispetto all’estero, e in particolare rispetto agli Stati Uniti, dove la fabbrica delle serie tv di anno in anno genera sempre più prequel. Come mai? Il prequel, da natura, racconta gli eventi successivi a fatti che il pubblico ha già seguito in un’altra serie. Affinché il prequel avvenga, quindi, il pubblico deve avere ben chiaro cosa sia successo nel presente del racconto madre a personaggi che sta per vedere nelle versioni più giovani.
Ecco che, quindi, per avere la possibilità di concretizzarsi un prequel deve avere alle spalle la forza del suo predecessore, un titolo entrato di diritto tra i cult, che riesca a generare quella curiosità necessaria perché sia seguito dallo stesso pubblico della serie originale. E no, non è così semplice.
Perché se negli Usa i titoli cult capaci di generare prequel sono davvero tanti (pensiamo a Ncis/Ncis Origins, Game of Thrones/House of the Dragon e Breaking Bad/Better Call Saul, solo per fare alcuni nomi), in Italia lo status di cult appartiene a pochi titoli, riducendo così le possibilità di espanderne l’universo a un prequel.
Nel nostro Paese, dunque, realizzare un prequel richiede grandi riflessioni e soprattutto la consapevolezza che si sta andando a toccare un mondo che il pubblico italiano ha già dimostrato di apprezzare. Un’operazione non semplice, che va studiata e pensata a dovere, con conseguente sforzo creativo ed economico. Basti pensare proprio a Gomorra-Le origini e al grande lavoro fatto in termini di location e scenografia (curante rispettivamente da Katia Franco e Fabrizio D’Arpino), in rigoroso stile anni ’70.
I prequel italiani
Ecco che allora parlare di prequel italiani diventa molto rapido. Gli esempi sono pochissimi: il più noto è Il giovane Montalbano (Rai 1, 2012-2015), due stagioni con Michele Riondino nei panni di un Salvo trentenne negli anni ’90, esplorando origini familiari fedeli a Camilleri, dai cui libri è tratta anche questa serie. Successo assicurato, con punte di 7 milioni di telespettatori nella prima stagione scesi a oltre 5 milioni nella seconda, ma fermato per non diluire il mito.
Nasce da un personaggi tv ma è sbarcato al cinema, invece, il recente “Io sono Rosa Ricci”, prequel di Mare Fuori che si concentra sulla crescita del personaggio che dà titolo alla pellicola, interpretato da Maria Esposito. Un modo intelligente per espandere l’universo del teen-prison drama Rai senza intaccarne il format. Buona l’accoglienza del pubblico, con 1,3 milioni di euro di incassi.
Guardando al futuro, è in corso di produzione il prequel di un altro cult Sky, Romanzo Criminale: con Giancarlo de Cataldo (autore del romanzo omonimo che ha generato prima il film e poi la serie) a bordo del progetto, la serie si concentrerà sugli anni precedenti all’ascesa della Banda della Magliana: una storia di criminalità romana che si colloca prima delle vicende raccontante nelle due stagioni della serie ma che si aggancia ai suoi personaggi.
Il prequel mancato di Rosy Abate
Ma non tutti ce la fanno: Rosy Abate – Le origini del male, annunciato da Mediaset e Taodue nel 2019, a seguito del grande successo delle due stagioni della serie dedicata al personaggio interpretato da Giulia Michelini, prometteva 24 episodi teen-mafia su Rosy dagli 13 ai 20 anni, proclamandosi come “la prima serie teen mafiosa”, con casting avviato tra Palermo e New York. Nonostante le forti premesse, del progetto non se n’è saputo più nulla.
Gomorra-Le origini potrebbe portare una nuova svolta?
Così come la serie madre ha fatto da spartiacque tra un prima e un dopo nella serialità italiana, anche Gomorra-Le origini potrebbe essere determinante nel pensare i prequel nel nostro Paese: il progetto riduce i rischi capitalizzando la nostalgia verso un titolo già noto e con la giusta profondità storica e una scrittura impeccabile legata all’originale.
Non avremo un’ondata di prequel made in Italy, ma il fatto che l’audiovisivo italiano si stia timidamente muovendo verso direzione è il segnale che l’Italia non vuole essere esclusa da un fenomeno che altrove è già tendenza e porta lavoro e nuovi successi.





