La storia dello spot Sip con Massimo Lopez che è tornato in onda in tv

Rai e Mediaset stanno mandando in onda uno spot iconico degli anni Novanta, quello della Sip con protagonista Massimo Lopez, prigioniero in un fortino. Nella settimana di Sanremo tutto è possibile… Ma la sapete la storia dietro questa geniale campagna pubblicitaria?

“Una telefonata allunga la vita”: se siete della Gen Z, questa frase vi risulterà abbastanza anacronistica. In effetti, oggi, le telefonate non si fanno, o se si fanno sono brevissime (meglio un vocale, ma che non sia “di dieci minuti”!). Se invece siete un po’ più grandi i vostri ricordi d’infanzia rientrano negli anni Novanta beh, avrete provato un brividino al cuore.

Quel brividino lo potreste provare anche accendendo la tv, in queste ore: canali Rai e Mediaset hanno cominciato a mandare in onda, senza alcun preavviso, uno spot con Massimo Lopez. Non il Massimo Lopez di oggi, ma la sua versione del 1994. Ringiovanimento digitale? Per niente: si tratta dello stesso identico spot che trentadue anni fa debuttava sul piccolo schermo, dando vita a una piccola saga pubblicitaria e ad un grande tormentone di quel decennio.

Lo spot che “allunga la vita”

La sequenza narrativa è semplice e anche per questo rimane in mente: il protagonista, interpretato appunto da Lopez, è un uomo condannato a morte da un plotone di esecuzione in un fortino sperduto. Alla domanda sull’ultimo desiderio, chiede di poter fare una telefonata. Quel momento, anziché essere un addio triste, si trasforma in una conversazione lunga, leggera e piena di dettagli di vita quotidiana, tanto da rimandare continuamente l’esecuzione.

Il claim, semplice e beffardo, entra rapidamente nel linguaggio pubblico: “Una telefonata allunga la vita” diventa un modo di dire, un modo di riassumere l’ironia e le aspettative sociali sull’importanza della comunicazione. A commissionare lo spot fu la Sip, acronimo che stava per Società Italiana per l’Esercizio delle Telecomunicazioni, ai tempi unico gestore telefonico italiano.

Quello che, nel corso degli anni, assunse prima il nome di Telecom e, infine, di Tim. E non è un caso che sul finire dello spot in basso a sinistra compare la dicitura “Sip è un marchio di proprietà di Tim S.p.A”, unica variazione dello spot rispetto al passato.

Una campagna geniale che conquistò un decennio

Quello che è tornato in onda in tv non è che il primo di una serie di spot (diciotto per la precisione, spalmati lungo tutti gli anni Novanta), che hanno creato una saga pubblicitaria di quelle che oggi sono sempre più rare. L’idea dello slittamento dell’esecuzione era sempre centrale, con il protagonista intento a fare la conversazione più lunga e salvifica della sua vita grazie al telefono.

La campagna fu ideata nei primi anni ’90 dall’Agenzia Armando Testa e segnò un punto di svolta nella pubblicità italiana: non si puntava più su un semplice spot di 30 secondi, ma si andava a creare una narrazione seriale con un personaggio e una storia ricorrente.

Altro dettaglio non da poco era lo scopo dello spot: se oggi gli spot delle compagnia telefoniche vanno dritte al punto e promuovono tariffe e promozioni, lo spot Sip voleva solo esaltare il valore sociale dell’atto del telefonare in sé e l’uso del telefono fisso che, prima dell’avvento di internet e degli smartphone, aveva un peso simbolico forte nella vita quotidiana degli italiani.

Il successo dello spot fu tale che, come detto, proseguì per anni, anche dopo il Duemila. E nel finale c’è anche una guest-star d’eccezione: Tullio Solenghi, amico e collega di Lopez (con la compianta Anna Marchesini hanno formato il Trio, celeberrimo negli anni Ottanta), con cui riesce finalmente a fuggire dal fortino. Fun fact: la caduta di Solenghi dal cielo è un riferimento al fatto che fino a poco prima l’attore era stato testimoniale di un’altra campagna a episodi, quella della Lavazza, ambientata in Paradiso.

Il dietro le quinte (e un regista d’eccezione) e i premi

Una delle curiosità più affascinanti riguarda il set: lo spot non fu girato in studio né in un set artificiale, ma in un luogo reale. La produzione scelse le Cave della Magliana, un paesaggio a pochi chilometri da Roma il cui ambiente di rocce e polvere richiamava perfettamente un deserto arido e senza tempo. Questa scelta rese la scena più convincente dal punto di vista visivo, conferendo allo spot una qualità quasi cinematografica, che contribuì alla sua memorabilità.

A questo proposito, è da ricordare anche la regia di Alessandro d’Alatri, regista scomparso nel 2023 a soli 68 anni. Prima di passare a film e serie tv (l’ultima serie da lui diretta fu la prima stagione di Un Professore), d’Alatri girò centinaia di spot tra gli anni Ottanta e gli anni Novanta.

Lo spot Sip ebbe inevitabilmente delle ripercussioni anche sulla sua carriera. A dimostrazione dell’efficacia della pubblicità, i numerosi premi che la campagna ricevette: una Targa D’Argento della Comunicazione, l’Agorà d’oro, il Grand Prix Pubblicità Italiana e il premio per la miglior regia al Festival Internazionale della pubblicità di Cannes.

Il revival del 2023

Tre anni fa l’Agenzia Armando Testa scelte di rievocare questo spot per augurare a tutti buon Natale: Lopez fu richiamato nel fortino, questa volta in abito elegante e senza il telefono fisso. Al suo posto, uno smartphone e le sue inevitabili differenze con il telefono a cornetta di una volta. E anche questo spot, mai passato in tv e ad uso “aziendale”, merita una visione.

Il “mistero” dello spot Sip in onda oggi

Ma perché questo spot è tornano in onda proprio ora? Il mistero, in realtà, è facilmente risolvibile se si guarda al palinsesto dei prossimi giorni: martedì 24 febbraio debutta il Festival di Sanremo 2026, di cui Tim è partner. Ecco che, allora, la campagna scelta per questa edizione del Festival potrebbe essere legata a quel mitico spot e, perché no, aggiungere nuovi episodi. Al posto del fortino l’Ariston e al posto della telefonata una connessione stabile. Basta salvarsi.

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