Striscia la Notizia ha chiuso ma per Emanuela Fanelli vive ancora e compie 40 anni: da fantasma a Dna della tv

Emanuela Fanelli nella sua serie tv Peccato, su Hbo Max, cita Striscia la Notizia, con tanto di Gabibbo e Antonio Ricci guest-star, celebrandone i 40 anni di messa in onda, mai raggiunti

Che Peccato o che miracolo? Nessuno dei due. Innanzitutto perché la nuova serie tv ideata e interpretata da Emanuela Fanelli non è per niente un peccato, nonostante il titolo: sono bastati due episodi (su un totale di sei) per capire che c’è ancora vita per la comedy italiana di nuova generazione. Provocatoria, autoironica, figlia a modo suo dei mitici interventi pre-sigla che Fanelli confezionava per Una Pezza di Lundini e che spesso diventavano essi stessi motivo di visione dell’intero programma.

Il miracolo, invece, è solo apparente, perché il secondo episodio della serie di Hbo Max diretta da Valerio Vestoso, nell’immaginare un futuro ambientato a vent’anni da oggi riporta in onda un brand televisivo che pensavamo fosse immortale. Ma la realtà, anche in questo caso, ha superato la fantasia.

Per Fanelli Striscia la Notizia vive e lotta insieme a noi

Nell’episodio 2 della serie, che ripercorre in chiave ironica la carriera della protagonista dopo il David di Donatello guardando anche agli anni che ancora devono venire, Fanelli e Paola Cortellesi (diventata nel frattempo Presidente della Repubblica) devono scegliere il loro prossimo passo artistico dopo il boom di “C’è ancora domani”. E la scelta cade sulla conduzione di Striscia la Notizia.

L’episodio racconta la loro esperienza, una stagione in cui Fanelli cerca di prendere il sopravvento su Cortellesi inventandosi un tormentone che neanche troppo velatamente fa il verso ai veri tormentoni diffusi dal tg satirico nel corso degli anni. Ma soprattutto, lo fa tramite delle fittizie immagini di uno speciale datato 2028 in occasione dei 40 anni di messa in onda di Striscia.

Un traguardo che, però, non sarà mai festeggiato: l’ultima puntata di Striscia risale all’inverno 2026, nel formato di prima serata adottato dal programma dopo l’addio all’access prime time di Canale 5 per fare spazio a La ruota della fortuna.

All’ultima presentazione del palinsesti Mediaset, Striscia non compariva nei programmi in produzione. La conferma della chiusura è giunta in estate, dalle parole di uno dei suoi più longevi conduttori, Enzo Iacchetti che, ospite dalla rassegna Dedalo di Parma, disse “l’hanno uccisa”.

Il fantasma di Striscia

Peccato è stata ufficialmente annunciata da Hbo Max Italia nel gennaio 2026, in occasione del lancio della piattaforma nel nostro Paese. La serie era già in produzione, dunque, quando Striscia aveva lasciato l’access a favore del game show con Gerry Scotti e Samira Lui e si attendeva l’esito dell’esperimento in prime time.

Fanelli, però, pur non sapendo quale sarebbe stato il destino di Striscia, ha comunque deciso di inserirlo all’interno del suo racconto. Una scelta appoggiata dal papà del Gabibbo, Antonio Ricci, tanto che entrambi compaiono nell’episodio (il Gabibbo è stato addirittura invitato sul red carpet della Mostra del Cinema di Venezia, dove la serie è stata presentata in anteprima) e che non va letta come sbeffeggio di ciò che fu Striscia rispetto al suo stato attuale di produzione cancellata.

Nelle clip registrate negli studi di Striscia, Cortellesi e Fanelli riassumono in pochi minuti l’essenza del tg satirico: gli stacchi musicali (con i velini), i lanci dei servizi, il momento dedicato al sociale e il già citato tormentone. La storia di quasi quarant’anni condensata in pochi attimi.

Vedere queste immagini oggi, sapendo che Striscia appartiene al passato della tv italiana, fa effetto: crea un effetto fantasma, un po’ come si guarda un film o una serie uscita dopo la dipartita di uno dei membri del cast. In questo caso, però, Ricci si è preso una piccola rivincita.

Striscia resta nel nostro Dna

Perché se Striscia la Notizia non fosse stato, dal 1988 al 2026, ininterrottamente in onda, tra alti e bassi; cambiando decine di conduttori, veline e inviati ed evolvendosi da breve spazio satirico a programma capace di proporre inchieste e svelare le magagne del nostro Paese, non sarebbe neanche finito nella serie di Hbo Max.

Fanelli, per ironizzare su come spesso il successo al cinema allontani interpreti e registi dal linguaggio più immediato e popolare della tv, aveva bisogno che lei e Cortellesi finissero a condurre non un programma qualsiasi, ma la quintessenza della tv popolare italiana. E la scelta non poteva non cadere su Striscia, l’unico programma che ha attraversato ere tv, raccontandole e sparendo dai palinsesti per ragioni di mercato e di investimenti pubblicitari.

Striscia non c’è più, ma resta nel Dna della tv italiana di oggi, di chi la fa e di chi la segue. Quello di Fanelli potrebbe sembrare un triste epilogo per un programma capace di raccogliere milioni di telespettatori e finire sulle prime pagine dei giornali, ma in realtà è un omaggio che ne rispetta lo spirito dei suoi tempi migliori. Irriverente, non curante del giudizio altrui e soprattutto libero. Proprio come un Gabibbo che cammina in un paese della Valle d’Aosta.

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