

Con Watson (su Canale 5) l’universo di Sherlock Holmes si arricchisce di un altro adattamento tv. La storia delle rivisitazioni del celebre investigatore e del suo assistente creati da Sir Arthur Conan Doyle è molto lunga, e i motivi del loro successo sono…
Avete presente il claim “Tutti cantano Sanremo”, voluto da Carlo Conti per i suoi Festival? Si potrebbe declinare anche in “Tutti adattano Sherlock”: l’investigatore-icona ideato da Sir Arthur Conan Doyle ha avuto in questi anni una sfilza di adattamenti, con al centro sempre Holmes e il fidato Watson. Ma perché il mondo delle serie tv e del cinema è così ossessionato da Sherlock?
Ne parliamo perché Canale 5 manda in onda Watson, uno degli ultimi adattamenti in circolazione. Tra il medical drama e il procedural, la serie tv della Cbs (già rinnovata per una seconda stagione) sposta l’attenzione da Holmes a Watson, appunto, trasformandolo nel protagonista di serie.
Dopo la morte di Sherlock nello scontro finale con l’arcinemico Moriarty ambientato nei libri alle cascate di Reichenbach, Watson riprende l’attività medica in una clinica che proprio Holmes gli ha lasciato in eredità, a patto che accetti solo pazienti con casi apparentemente impossibili da risolvere. E se Dr. House aveva dichiaratamente applicato al genere drama il detection style di Doyle, in Watson potremmo dire che il cerchio si chiude.
Il Corpus holmesiano

Sir Arthur Conan Doyle
Ma torniamo alla saga di Holmes. In tutto, Arthur Conan Doyle pubblicò 4 romanzi e 56 racconti, usciti nell’arco di quarant’anni, tra il 1887 e il 1927. Un corpus che ha reso il detective di Baker Street il personaggio letterario più famoso al mondo. Questi i romanzi pubblicati:
- Uno studio in rosso (A Study in Scarlet, 1887)
Il debutto assoluto di Holmes e Watson. Introduce i due personaggi e il loro primo incontro, con un caso che parte da Londra e si sposta fino alle colonie mormoni in America.
- Il segno dei quattro (The Sign of the Four, 1890)
Una storia che mescola tesori rubati, vendette e atmosfere esotiche, in cui Watson conosce Mary Morstan, destinata a diventare sua moglie.
- Il mastino dei Baskerville (The Hound of the Baskervilles, 1902)
Pubblicato dopo la “morte” di Holmes ma ambientato prima, è forse il più celebre dei romanzi: un classico gotico con tinte soprannaturali ambientato nelle brughiere del Devon.
- La valle della paura (The Valley of Fear, 1915)
Ultimo romanzo, basato su un intrigo di vendette segrete e infiltrazioni criminali, con un ampio flashback in America.
Qui, invece, le raccolte di racconti:
- Le avventure di Sherlock Holmes (The Adventures of Sherlock Holmes, 1892) – 12 racconti, tra cui Scandalo in Boemia, con la mitica Irene Adler.
- Le memorie di Sherlock Holmes (The Memoirs of Sherlock Holmes, 1893) – comprende Il problema finale, dove Holmes affronta Moriarty alle cascate di Reichenbach.
- Il ritorno di Sherlock Holmes (The Return of Sherlock Holmes, 1905) – dopo la “resurrezione”, 13 nuovi racconti.
- L’ultimo saluto di Sherlock Holmes (His Last Bow, 1917) – 8 racconti, con Holmes anziano che nel titolo affronta una missione durante la Prima guerra mondiale.
- L’archivio di Sherlock Holmes (The Case-Book of Sherlock Holmes, 1927) – 12 racconti conclusivi, più cupi e meno canonici, in cui Holmes appare spesso invecchiato e stanco.
Tutte queste opere appartengono al “canone holmesiano”; tutto ciò che è stato scritto dopo (pastiches, apocrifi, spin-off) non fa parte del corpus di Doyle. Sembrebbe un materiale abbastanza limitato, e lo è. Eppure, sono innumerevoli gli adattamenti di queste storie, che hanno permesso al mito di Holmes di arrivare ai giorni nostri con una freschezza e contemporaneità non scontata.
Sherlock Holmes al cinema
Il cinema, fin dalla sua nascita, ha adattato e trasformato Holmes in mille volti – dal gentleman elegante al detective gotico, dal supereroe d’azione al vecchio malinconico – adattandosi a ogni epoca.
Gli inizi del muto (1900–1929)
- Sherlock Holmes Baffled (1900) – brevissimo cortometraggio americano, la prima apparizione cinematografica di Holmes.
- Negli anni successivi proliferano adattamenti muti, soprattutto in Inghilterra, Francia, Germania e Stati Uniti. Spesso liberamente ispirati, più che fedeli ai racconti.
L’epoca d’oro classica (1930–1949)
- Sherlock Holmes (1932) – con Clive Brook, uno dei primi film sonori dedicati al detective.
- The Hound of the Baskervilles (1939) – con Basil Rathbone e Nigel Bruce, che inaugurano la coppia più longeva e iconica della storia del cinema sherlockiano.
- Seguiranno altri 13 film della serie Universal (1939–1946), che modernizzano Holmes in piena epoca bellica.
Anni Cinquanta e Sessanta: il gotico e le nuove letture
- The Hound of the Baskervilles (1959) – con Peter Cushing, prodotto dalla Hammer Films, un cult gotico a colori.
- Negli anni ’60 emergono nuove riletture, ma Holmes rimane legato soprattutto al genere giallo classico.
Gli anni Settanta e Ottanta: ironia e revisionismo
- La vita privata di Sherlock Holmes (The Private Life of Sherlock Holmes, 1970) di Billy Wilder – raffinata e malinconica variazione, considerata tra i migliori film dedicati al detective.
- Il fratello più furbo di Sherlock Holmes (The Adventure of Sherlock Holmes’ Smarter Brother, 1975) di e con Gene Wilder – parodia dichiarata.
Dagli anni Novanta al Duemila: il ritorno spettacolare
- Il segno dei quattro (The Sign of Four, 1987) e altre produzioni televisive britanniche approdano anche al cinema in alcuni paesi.
- Sherlock Holmes (2009) e Sherlock Holmes: Gioco di ombre (2011) di Guy Ritchie, con Robert Downey Jr. e Jude Law – blockbuster d’azione che rilanciano il personaggio presso il grande pubblico globale, mescolando giallo, avventura e steampunk.
Gli anni recenti, con il debutto sulle piattaforme
- Mr. Holmes (2015) con Ian McKellen – un Holmes novantenne e smemorato, riflessione malinconica sul mito e sulla vecchiaia.
- Holmes & Watson (2018) – parodia demenziale con Will Ferrell e John C. Reilly.
- Enola Holmes (2020) e Enola Holmes 2 (2022) di Netflix – anche se il focus è sulla sorella minore, interpretata da Millie Bobby Brown, Sherlock (Henry Cavill) resta una presenza importante.
Sherlock Holmes in tv
Non è stata da meno la televisione, che ha subito annusato le potenzialità del racconto serializzato di Doyle, creando lungo i decenni nuove saghe tv capaci di rispettare l’originale o, soprattutto di recente, riscriverlo adattandolo ai nuovi gusti del pubblico.
Le origini televisive (anni ’50–’60)
- Sherlock Holmes (1951–1959) – vari adattamenti live e in bianco e nero, soprattutto in Gran Bretagna.
- Sherlock Holmes (1965–1968, BBC) – con Douglas Wilmer prima e Peter Cushing poi: fedeli agli originali, ancora oggi cult per gli appassionati.
- Sherlock Holmes (1968, RAI) – l’adattamento italiano, diretto da Gugliemo Morandi e con Nando Gazzolo nei panni del protagonista.
L’epoca delle miniserie e dei grandi adattamenti (anni ’70–’80)
- The Rivals of Sherlock Holmes (1971–73, ITV) – serie antologica dedicata a investigatori letterari contemporanei a Doyle, ma con Holmes come punto di riferimento.
- The Adventures of Sherlock Holmes (1984–1994, ITV/Granada) – con Jeremy Brett: considerata la versione televisiva definitiva, copre quasi tutti i racconti canonici con una fedeltà unica.
Sperimentazioni e variazioni (anni ’90–2000)
- Sherlock Holmes in the 22nd Century (1999–2001, animazione) – trasporta Holmes in un futuro fantascientifico, affiancato da un clone di Watson.
- Sherlock Holmes and the Baker Street Irregulars (2007, BBC, miniserie) – rivisitazione dal punto di vista dei ragazzini che aiutavano Holmes nelle sue indagini.
Il Rinascimento moderno (anni 2000–2010)
- Sherlock (2010–2017, BBC) – con Benedict Cumberbatch e Martin Freeman: trasposizione contemporanea, diventata fenomeno globale.
- Elementary (2012–2019, CBS) – ambientata a New York, con Jonny Lee Miller e Lucy Liu (Watson donna): reinterpretazione “procedural” per il pubblico americano.
Gli anni recenti (2020–oggi)
- The Irregulars (2021, Netflix) – teen drama gotico in cui Holmes è una presenza oscura e i protagonisti sono i giovani “irregolari di Baker Street”.
- Watson (2025, CBS) – serie incentrata sul dottor Watson dopo la morte di Holmes, che indaga da solo.
- Sherlock & Daughter (2025, The CW) – miniserie che immagina una figlia segreta di Holmes, costretta a collaborare con lui.
Le ragioni dell’immortalità di Sherlock & Holmes tra i produttori
Abbiamo capito, insomma, che Sherlock Holmes e Watson piacciono prima che al pubblico anche agli sceneggiatori e produttori di ogni epoca. Le ragioni? Dal punto di vista creativo e produttivo, stiamo parlando di due protagonisti di una saga procedurale, che in ogni episodio prodotto possono indagare su un caso scritto da Doyle (riadattato o meno) oppure su altri inventati di sana pianta e utili ad allargare l’universo di riferimento della serie o della saga al cinema, anche tramite degli spin-off o produzioni che esplorano personaggi creati a posteriori (come Enola Holmes, nata dalla penna della scrittrice Nancy Springer).
“Adattamento” è la parola chiave: ogni generazione di pubblico ha un proprio Sherlock di riferimento, dai più rispettosi dell’originale a quelli più audaci. Insomma, un po’ come James Bond, con una differenza: se i diritti sulla saga di 007 costano ancora -e non poco- a chi desidera appropriarsene, nel caso di Holmes, dopo un’intricata vicenda, dal 2023 tutte le opere di Doyle sono di pubblico dominio. Questo vuole dire che realizzare trasposizioni dai libri costa di meno ed è molto più semplice.
E perché piace a noi?
Per decretare il successo di Holmes al cinema e in tv non basta l’inventita degli autori o l’agilità dei produttori. Serve, ovviamente, anche il gradimento del pubblico. E Doyle ha dimostrato di aver creato due personaggi di cui il pubblico non si stanca mai.
I motivi sono vari: Sherlock, innanzitutto, è un vero genio, che stupisce per ogni sua osservazione e la capacità di vivere ogni ambiente catturandone dettagli per noi insignificanti, ma che per lui sono vitali nella soluzione di un caso. O, più semplicemente, nel decifrare chi ha davanti. Un aspetto, questo, che lo rende protagonista borderline ma perfetto per una serie tv (vedasi il recente Sherlock di Cumberbatch o il Gregory House di Hugh Laurie, ispirato all’investigatore).
Sherlock, inoltre, riesce a unire ottimamente la nostalgia del passato al fascino del presente: siamo davanti a un personaggio che rispetta la nostra comfort zone ma che, con le giuste modifiche, può ancora riservare sorprese, come hanno dimostrato molto bene gli adattamenti degli ultimi venticinque anni.
Holmes sopravvive ai tempi, e con lui Watson (sempre meno spalla e sempre più protagonista attivo) perché sono sopra le epoche. Le sorvolano senza restarne travolti, metabolizzandole ma mai finendo per esserne digeriti. Il merito, però, va anche al genere stesso: il giallo, o crime, resta quello più apprezzato dal pubblico, che si appassiona nel risolvere i casi insieme ai protagonisti, cercando di giungere alla soluzione prima di loro. A volte ci riusciamo, altre no, ma in fin dei conti poco importa: a fine episodio conta la consapevolezza di avere avuto dei compagni di viaggio unici.