

Tutti gli episodi del teen drama in tv e in streaming non sono solo un’operazione nostalgia, ma dicono molto di un mondo che abbiamo lasciato alle spalle, forse l’ultima volta che siamo stati davvero tranquilli
Dell’operazione di Sky di riportare in tv Beverly Hills, 90210 se ne sta parlando in questi giorni soffermandosi sull’inevitabile paragone tra ieri e oggi, sugli anni Novanta che si stanno prendendo la scena nel mondo pop di oggi, sull’innocenza che quel teen drama (un po’ meno quelli che sarebbero venuti negli anni e decenni seguenti) ha reso irripetibile.
Sky Italia sta mettendo in atto un’operazione, appunto, insolita per una serie che non è una prima tv italiana né una serie evento. Perché Beverly Hills altro non è che una serie per adolescenti, andata in onda non per pochi e preziosi episodi, ma per dieci stagioni e 293 episodi. Insomma, per un decennio divenne un’abitudine per milioni di telespettatori.
La messa in onda su Sky, l’appuntamento che diventa reliquia

Per la prima volta dal 2001, dal 3 aprile tutte le dieci stagioni di saranno disponibili nuovamente nella loro completezza, sia on demand e streaming su NOW, in alta definizione e nel formato 16:9, che in televisione. Dalla stessa data, la serie andrà in onda infatti in modalità maratona su Sky Collection, per l’occasione rinominato Sky Beverly Hills 90210. Inoltre, dal 9 aprile sarà trasmessa tutti i giovedì alle 20:30 su Sky Serie (con tre episodi a settimana). Non una collocazione casuale: Italia 1, quando l’allora Fininvest acquistò la serie nel 1992, la mandava in onda proprio il giovedì sera.
Una scelta che vale di più del contenuto stesso. In un’epoca in cui l’on demand e il motto “quando vuoi, dove vuoi e come vuoi” sembra essere la priorità, Sky fa un passo indietro e ricreare un appuntamento iconico per chi in quel decennio era in target con i protagonisti della serie (e ora sono i diretti interessati di questa operazione).

Se è vero che non si abbandona la possibilità di fruire della serie in modalità maratona e in streaming, Sky ripesca dagli anni Novanta l’imperativo dell’appuntamento settimanale quasi come fosse una reliquia esperienziale da rivivere, un ritorno a quando il piccolo schermo e chi ne gestiva i palinsesti avevano il controllo totale sulle serate dei telespettatori e sulle loro possibilità di scelta.
Un documento di un tempo che non c’è più

Quello che ha fatto Sky con Beverly Hills, 90210, insomma, è un passo successivo a quanto stanno facendo televisioni e piattaforme in questi anni. Riproporre in varie modalità di visione una serie simbolo di un decennio, ma meno cult rispetto ad altri titoli dello stesso periodo (pensiamo all’impatto che ebbero Twin Peaks, X-Files e Friends), serve a fornire una nuova fonte documentaria per la riscoperta dei 90s.
Un decennio che è ormai un’epoca sparita: senza social, senza connessione costante, con maggiore serenità e un futuro che appariva ancora ricco di opportunità, gli anni Novanta sono stati davvero l’ultimo decennio di un mondo che oggi fatichiamo a riconoscere.

Ecco, allora, il vero senso di questa operazione targata Sky: non solo acquisire un nuovo pubblico o catturare chi ha già visto la serie, ma anche e soprattutto, creare un luogo in cui offrire al pubblico intero uno sguardo al passato in chiave pop.
Beverly Hills, con la sua durata extralarge di 10 stagioni e quasi 300 episodi di trame sentimentali e di adolescenti che, anno dopo anno, entrano nella vita adulta, rappresenta uno spaccato di uno stile di vita oggi impensabile. Brandon, Brenda, Dylan, Kelly, Donna, Andrea e Steve sono coloro che vediamo da una finestra che solo pochi anni dopo si sarebbe inevitabilmente chiusa, lasciando spazio a protagonisti coetanei di altre serie (Dawson’s Creek, Buffy, Gossip Girl e, più recentemente, Euphoria; ma possiamo anche aggiungere gli italianissimi ragazzi e ragazze di Mare Fuori) catapultati in un contesto storico rivoluzionato a una velocità maggiore.
La capsula pop che parla ai tempi moderni

In definitiva, Sky Italia ha dissotterrato quella capsula pop del tempo che per anni è stata solo citata vagamente o all’occorrenza (soprattutto in occasione della dipartita di sue due figure simbolo, Luke Perry e Shannen Doherty) e ora la sta aprendo. Come eravamo, cosa facevamo, cosa volevamo trent’anni fa? Una domanda le cui risposte si confrontano inevitabilmente con le risposte che daremmo oggi alle stesse domande.
E così l’operazione da tv nostalgia, da riscoperta pop e che vuole fornire un valore aggiunto al proprio catalogo diventa anche un’operazione sociologica, che va oltre l’esito numerico e il successo e ci costringe a guardarci allo specchio e chiederci cosa siamo diventati e se davvero oggi stiamo meglio di ieri.




