

Il giovane Mimmo de I Cesaroni ha dichiarato di lavorare anche come commesso part-time, incrinando un tabù di cui noi spettatori siamo vittime, secondo cui chi lavora in produzioni di successo possa dirsi economicamente al sicuro. Poche parole che hanno cambiato un equilibrio a cui eravamo troppo abituati
“Io, per esempio, ancora oggi faccio anche il commesso part-time nel negozio di un amico. Non c’è nulla di cui vergognarsi”: quanto una frase che è rimbalzata nelle ore scorse sui siti web e sui social può raccontare qualcosa di più di una semplice curiosità che non ti aspettavi? Beh, il caso che si è sviluppato intorno a Federico Russo ci dà una risposta a riguardo.
Intervistato da Nunzio Zeccato per SuperguidaTv, il giovane interprete di Mimmo ne I Cesaroni (ma nel corso degli anni lo abbiamo visto anche in altre serie, come Curon su Netflix, L’Isola di Pietro, Don Matteo 11 e Blackout) ha spiazzato tutto rivelando una verità che, forse per un pregiudizio che vive nelle nostri menti da spettatori, tendiamo a non considerare: il mestiere dell’attore è uno dei più precari che ci possano essere.
La disarmante normalità di una risposta che ha rotto uno schema
Figlio di una generazione che vive il lavoro come qualcosa di malleabile, senza l’ansia per il posto fisso e soprattutto con la convinzione che non bisogna vivere di lavoro, Federico Russo parla della sua situazione professionale (ovvero: sono un attore, ottengo delle parti, ma ho anche un lavoro part-time) senza imbarazzo né con la furbizia di chi dice qualcosa sapendo che farà il giro del web. C’è, insomma, una normalità disarmante e inedita in queste parole, che se fossero state pronunciate da chi svolge un’altra attività che non sia legata alla sfera artistica non avrebbero creato questo rumore.
La svolta, infatti, sta nell’ammettere la precarietà non solo del mestiere di attore, ma di tutto il sistema. Un sistema che, tramite i suoi film e le sue serie tv, ci regala sogni, emozioni e sorpresa, ma che al tempo stesso ci illude che dietro le quinte sia sempre tutto rose e fiori. E invece, come qualsiasi altro settore, anche il mondo dello spettacolo nasconde insidie e ostacoli difficili da affrontare.
È finito un immaginario che non regge più?
Per anni il racconto pubblico dell’attore televisivo è stato semplice: visibilità uguale successo, successo uguale sicurezza economica. Quell’equazione, che probabilmente una decina o quindicina di anni fa aveva senso ed era realistica, oggi scricchiola sempre di più.
E Russo, che è tornato sul tema poche ore dopo sulle sue pagine social, la smonta senza giri di parole: le cifre che oggi guadagnano gli attori, seppur alte rispetto a numerosi altri mestieri, non sono quelle che si possono immaginare, sopratutto se non sei un interprete affermato, capace di trainare un progetto (e per diventarlo servono anni di gavetta e di scelte azzeccate). E aggiunge un dettaglio che pesa ancora di più: “Non pensate che con un progetto ci campate una vita: non ci campi di rendita”.
Spiazzando tutti e con una lucidità che forse (sbagliando) non ci aspetteremmo da un ragazzo così giovane, Russo ha trasformato un tema da personale a pubblico, cambiando la narrazione dell’attore che si arrangia a quella di un sistema che dà lavoro sì, ma spesso non abbastanza da camparci.
Parole, le sue, che probabilmente staranno risuonando nelle case di chissà quanti attori e attrici o aspiranti tali, alla ricerca ogni giorno del provino giusto per la parte giusta. Ma anche consapevoli che, se quella parte dovesse finalmente arrivare, non basterebbe per sentirsi al sicuro.
La verità che già sappiamo ma che spesso ignoriamo è che anche nel mondo dello showbusiness le cifre grandi non toccano sempre tutti, ma solo alcuni; per gli altri restano guadagni dignitosi ma non da villa con piscina, limousine o staff personale al seguito in ogni occasione.
L’eccezione che diventa modello
A colpire è soprattutto il fatto che Federico Russo non sia uno di quegli attori che prima di tornare a essere Mimmo ne I Cesaroni è stato fermo. Chiusa la fiction di Canale 5 ha continuato a studiare, ha sostenuto provini, ha fatto parte di altri progetti, alcuni più fortunati e altri meno; ma non è rimasto fermo. Eppure, come racconta lui stesso, la recitazione da sola oggi non basta.
Sono inevitabilmente cambiati i tempi: il costo della vita aumenta, e così come un impiegato medio fa fatica ad arrivare alla fine del mese, anche chi fa un lavoro che nel nostro immaginario è ricco di benefici e non richiede sforzi si trova costretto a prendere la calcolatrice e fare due conti.
A maggior ragione quando si è a inizio carriera. Una situazione che spesso ci è stata raccontato da quegli attori e attrici oggi affermati, in passato alle prese con gavette non sempre molto remunerative e che hanno realizzato il loro sogno passo dopo passo. Nel caso di Russo, però, parliamo di un attore non ancora ai livelli dei grandi attori del panorama italiano (gli auguriamo di diventarlo) ma neanche di uno sconosciuto.
Ecco che, allora, l’eccezionalità iniziale delle sue dichiarazioni fa spazio a una sorta di modello applicabile a più situazioni, dall’interprete emergente a quello più affermato che, dopo due tre progetti in porto, si ritrova a faticare per trovare un ruolo.
Sparisce un tabù e cambia l’equilibrio
Dobbiamo dunque rivedere le nostre credenze. Perché se fino a qualche anno fa storie simili erano raccontate sottovoce e con un po’ di vergogna, spesso relegate a fine carriera o a momenti di difficoltà, oggi emergono mentre il percorso è ancora in atto.
L’idea di fallimento lascia posto a un equilibrio fragile che riguarda anche chi, sulla carta, sembra avercela fatta eccome. Avere un secondo lavoro diventa normalità anche nel mondo dello spettacolo: come giustamente dice Russo, non c’è nulla di cui vergognarsi e, nel farlo, apre uno spazio di riflessione tutto nuovo. L’equilibrio cambia e la percezione di un mondo apparentemente perfetto si avvicina di più alla realtà dei fatti.




