

Federica Sciarelli lascia Chi l’ha visto? dopo 22 anni. L’addio il 1° luglio 2026: ripercorriamo le 4 ere e il futuro del format di Rai 3.
22 anni non sono pochi: tanto è durata l’era Sciarelli a Chi l’ha visto?. Un’era cominciata il 13 settembre 2004 e destinata a concludersi il 1° luglio 2026, quando andrà in onda l’ultima puntata condotta, appunto, da Federica Sciarelli.
La giornalista non ha annunciato pubblicamente l’addio al programma, ma dopo alcune indiscrezioni circolate sul web la Rai ha diramato una breve nota con cui conferma di essere in una fase di ragionamento “sul futuro professionale della giornalista e sui possibili progetti che la vedano protagonista nelle prossime stagioni”, mentre per Chi l’ha visto? “sono in corso riflessioni su chi potrebbe raccoglierne l’eredità”.
D’altra parte, al netto dei meme social e di una community attivissima che fa sentire sempre il proprio sostegno a tutta la redazione del programma, reggere una trasmissione di cronaca nera basata su storie drammatiche e ricerche di scomparsi richiede concentrazione e sforzi non indifferenti. Si aggiunga il proliferare nelle ultime stagioni delle trasmissioni a tema crime, che hanno costretto anche Chi l’ha visto? a rimodulare la propria offerta, andando oltre la semplice ricerca di persone scomparse.
Ma anche questa altro non è che una delle varie “rigenerazioni” che Chi l’ha visto? ha affrontato lungo i suoi 37 anni di messa in onda. Ergo, anche il cambio di conduzione -sebbene avvenga dopo 22 anni- non deve stupire o generare shock tra il pubblico.
Chi l’ha visto? è riuscito infatti a diventare un format immortale proprio perché ha saputo cambiare pelle, registro e anima a ogni cambio di conduzione; così è stato con l’arrivo di Sciarelli e così sarà per chi ne prenderà il testimone. Ripercorriamo le quattro fasi che ne hanno segnato la storia.
1. L’era Donatella Raffai (1989-1994): la nascita della TV di servizio
Il programma debutta nel 1989 e rivoluziona la televisione pubblica inventando il concetto di “telefono in diretta” al servizio dei cittadini e delle famiglie delle persone scomparse, servizio in realtà ripreso a sua volta dal mitico Portobello di Enzo Tortora, che per primo propose l’idea di un centralino in vista con cui raccogliere in tempo reale le telefonate del pubblico.
Lo stile della conduzione
Donatella Raffai (affiancata inizialmente da Paolo Guzzanti e successivamente da Luigi Di Majo) impone un registro rigoroso, distaccato ma profondamente autorevole, che diventa il marchio di fabbrica delle prime edizioni.
L’impatto sul pubblico e sugli ascolti
Il programma diventa un vero e proprio fenomeno culturale da oltre 8 milioni di telespettatori, conquistando anche il Telegatto come “miglior programma d’utilità sociale” e l’Oscar Tv come Programma dell’anno. In questa prima fase, la trasmissione opera come un gigantesco “centralino d’Italia”, focalizzato esclusivamente sulla pura ricerca e sulla solidarietà immediata.
2. La svolta d’assalto con Milella e De Palma (1994-1999): il giornalismo d’inchiesta
Dopo una parentesi durata una sola stagione con Alessandra Graziottin, nel 1993 Raffai torna alla conduzione, prima in solitaria e poi affiancata da Giovanna Milella. Proprio quest’ultima, dal 1994, ne diventa l’unica conduttrice, per tre stagioni.
Il format cambia
Il format abbandona la staticità dello studio istituzionale per trasformarsi in un telegiornale d’inchiesta attivo sul territorio, approfondendo i legami tra scomparse e criminalità, tanto da generare uno spin-off, Indagini. Con l’arrivo di Milella e, dal 1997, della reporter di guerra Marcella De Palma, le telecamere di Rai 3 escono definitivamente in strada, introducendo il linguaggio del reportage televisivo.
L’impatto sulla cronaca dura
Il focus si sposta sulla cronaca dura e sul giornalismo d’assalto. La tragica e prematura scomparsa di Marcella De Palma nel 2000 segna uno dei momenti più dolorosi della storia del programma, traghettato temporaneamente dagli inviati storici della redazione, tra cui Pino Rinaldi e Tiziana Panella.
3. La parentesi di Daniela Poggi (2000-2004): il focus sul sociale e l’associazione Penelope
All’inizio del nuovo millennio, la Rai tenta una scommessa spiazzante affidando per la prima volta la conduzione a un’attrice ed ex modella, Daniela Poggi, interrompendo la striscia di giornaliste pure che avevano guidato la trasmissione fino a quel momento.
Lo stile empatico
Daniela Poggi porta in studio un tono radicalmente diverso rispetto al passato: più intimo, protettivo, fortemente empatico ed emotivo nei confronti dei familiari in studio. Il suo sforzo viene premiato e Poggi riesce a zittire le polemiche nate intorno alla decisione della Rai di affidare a una non giornalista un programma di cronaca e attualità.
L’impatto sul format
La trasmissione, intanto, si sposta decisamente verso il sociale, avviando una stretta collaborazione con le associazioni territoriali, come l’allora neonata Associazione Penelope, fondata nel 2002 da Gildo Claps, fratello di Elisa, la cui scomparsa è stata per lungo tempo al centro del programma. Pur mantenendo ottimi dati d’ascolto, in questi anni il format perde parzialmente la sua anima d’inchiesta per diventare uno spazio di solidarietà e racconto umano.
4. La rivoluzione di Federica Sciarelli (2004-2026): il pilastro del true crime in Italia
Nel 2004 l’arrivo di Federica Sciarelli stravolge nuovamente le regole del gioco, fondendo definitivamente la tv di servizio con la grande cronaca nera giudiziaria e l’approfondimento giornalistico.
Lo stile investigativo
Sciarelli porta in onda un giornalismo investigativo puro, caratterizzato da un ritmo serrato, rigore documentale e zero concessioni alla morbosità o al sensazionalismo, nonostante la durezza dei temi trattati in prima serata.
L’impatto sui cold case e la cronaca nera
Sotto la guida di Sciarelli, Chi l’ha visto? smette di commentare le notizie e inizia a crearle attraverso indagini autonome. Il programma diventa determinante per la riapertura di cold case storici, come i casi di Elisa Claps ed Emanuela Orlandi, e si trasforma nel punto di riferimento assoluto del genere investigativo in Italia, resistendo alla concorrenza di decine di programmi fotocopia sui canali concorrenti.
Sciarelli ha anche dovuto tenere conto delle evoluzioni tecnologiche nel corso di questi anni: internet (e dunque l’importanza sempre maggiore del sito web del programma) e i social network diventano strumenti per diffondere appelli e raggiungere la verità dei casi raccontati.
Al tempo stesso, la Rete può diventare un’arma a doppio taglio, generando fake news e depistando le ricerche. Ad ogni modo, Chi l’ha visto? ha fatto di internet una fonte da cui trovare un nuovo pubblico, capace di cambiare registro nel corso del programma più volte, passando dal commento al caso di cronaca all’istant meme, con spesso protagonista proprio la conduttrice, diventata anche oggetto di parodia firmata da Francesca Reggiani.
Non importa chi condurrà Chi l’ha visto? dopo l’addio di Federica Sciarelli: il format sopravvivrà
L’addio di Sciarelli spaventa i nostalgici e i telespettatori più fedeli, ma la cronistoria del programma dimostra che la vera forza di Chi l’ha visto? non risiede esclusivamente in un singolo volto, bensì nella straordinaria macchina redazionale e investigativa che lavora dietro le quinte e la sua capacità di adattarsi al cambiamento della società e del suo modo di leggere e interpretare la cronaca.
Ogni volta che un conduttore storico ha lasciato la trasmissione, il pubblico ha gridato alla fine di un’era. Eppure, il format ha sempre trovato la forza di rigenerarsi, adattandosi ai cambiamenti strutturali della società italiana e dei linguaggi televisivi. La quinta era del programma sta per iniziare, e la storia è decisamente dalla sua parte.





