

Addio conduttori, potenziamento della giuria, meno giudicante e più “amica” dei concorrenti: la versione 2026 di Dalla strada al palco riporta il talent puro sulla Rai anni dopo aver sdoganato questo formula con le prime edizioni di X Factor
Dalla strada al palco cambia e diventa “Special”: ma davvero questa è una novità? La realtà dei fatti è che no, il talent show nato da un’idea di Carlo Conti e che dopo aver debuttato su Rai 2 si è guadagnato la promozione su Rai 1 non ha inventato nulla di nuovo in questa edizione. Piuttosto, ha riportato il talent alle origini.
Perché la scelta più evidente fatta per questa edizione -eliminare la figura del conduttore, mettere al centro i giudici, costruire tutto sulle storie dei concorrenti- è qualcosa di già visto e metabolizzato altrove. Eppure, era tutto partito dalla Rai.
Dalla strada al palco e il ritorno all’X Factor
La Rai sembra aver riscoperto oggi un meccanismo che, in realtà, conosce benissimo. Perché se si torna indietro di qualche anno (precisamente al 2008), X Factor nasceva proprio così: il talent britannico, prima del passaggio a Sky, andò in onda per quattro stagioni su Rai 2.
Già allora il format prevede che i giudici fossero al centro e che le dinamiche tra di loro fungessero da motore narrativo per le puntate. Il conduttore (allora Francesco Facchinetti) era più un collante tra i vari blocchi più che un protagonista. Era una grammatica nuova per la tv generalista italiana, e fu proprio la Rai a sdoganarla.
La rincorsa a Mediaset
Poi, però, quella strada è stata presa da altri e portata molto più avanti. Parliamo di Mediaset che, grazie alle intuizioni di Maria De Filippi, ci ha costruito sopra un’identità precisa, prima con Italia’s Got Talent, poi con Tu si que vales, che ancora oggi è lì, stabile, riconoscibile, quasi intoccabile nel suo schema, consolidandone il ruolo nel sabato sera televisivo italiano. TSQV ha cambiato conduttori, componenti della giuria, ha aggiunto nuovi innesti (citofonare Lip Synch Battle), ma resta un talent show nella sua accezione più pura.
Cos’ha di nuovo, allora, Dalla strada al palco special?
La nuova versione di Dalla strada al palco non inventa niente, ma prova a rimettersi dentro un linguaggio che nel frattempo qualcun altro ha reso familiare al grande pubblico. Anche la presenza dei bambini tra il pubblico (idea presente già l’anno scorso) e la comicità surreale di Nino Frassica, sempre divertente e apprezzata, sono elementi che il pubblico della tv generalista già conosce molto bene.
La rifondazione in questa chiave del programma serve, allora, a dargli ancora un senso, a svecchiarlo rispetto al passato e ad avvicinarlo ai gusti di un pubblico che vuole, nei talent di oggi, meno esibizioni, ma più tempo per scoprire chi c’è dietro il talento. E la gara, inevitabilmente, fa un passo indietro a favore dello spettacolo.
Una scelta che non è né giusta né sbagliata, ma inevitabile. L’operazione fatta su Dalla strada al palco è stata di adattamento e replica di un modello già vincente altrove. Il problema, piuttosto, è relativo al quando questa operazione è stata fatta.
Perché, nel seguire la prima puntata, il ritardo si è sentito. L’impostazione già vista altrove, la giuria che diventa meno giudicante e più “amica” dei concorrenti, le sorprese, i momenti comici: paradossalmente, Dalla strada al palco è evoluto ma non ha proposto niente di nuovo.
La vera sfida, da qui alle prossime puntate, sarà dunque trovare quell’elemento veramente distintivo, che renda questo talent differente dagli altri. L’unica chiave percorribile è proprio quella che dà il titolo al programma: l’arte di strada che diventa spettacolo televisivo.
Ecco che, allora, filtrare il talento che non ha ancora trovato spazio per emergere se non nelle piazze delle città affollate di curiosi e turisti può diventare l’elemento distintivo del programma. Quindi sì, la Rai ha fatto bene a rimettere mano al format. Ma lo ha fatto entrando in un territorio dove le regole sono già state scritte da altri, e anche piuttosto bene. La partita vera, ora, sta nel rendere questo formato più personale e meno simile ad altro.








