Cucine da Incubo sorprende ancora con l’anomala puntata di Potenza
Cucine da Incubo 12

Antonino Cannavacciuolo fallisce nell’ultimo appuntamento della stagione 12 e regala una puntata del tutto inedita di un format in onda dal 2013.

Con 12 stagioni all’attivo si potrebbe pensare che un programma sia destinato a ripetere stancamente se stesso. E invece l’ultima puntata di Cucine da Incubo del 2026, in onda domenica 24 maggio su Sky e Now, dimostra come un format ben adattato, un mentore vero e la flessibilità della scrittura possano regalare qualcosa di mai visto e incredibilmente coinvolgente.

Una puntata anomala

L’inizio non fa trasparire niente di strano: intro, arrivo in auto, prima ispezione esterna, solito abbandono, ingresso per conoscere i protagonisti.

E qui il tono cambia.

Cannavacciuolo si ritrova in una resa dei conti lucida e avvelenata, fatta di risentimenti stratificati, non detti che logorano, di tensioni alte come la Grande Muraglia che però crollano immediatamente. Basta il suo ingresso in sala. E ne viene travolto.

Non entriamo nei dettagli per lasciarvi il piacere di andare a recuperare la puntata – disponibile su Now col titolo “Orto e cucina” – e fidatevi, ne vale la pena.

Una scrittura al servizio della storia

Nonostante la rassicurante ripetizione della serialità, quella che attendi quando metti l’ennesima puntata di un programma rodatissimo, ti ritrovi improvvisamente in una sorta di diretta. Le cose cambiano sotto i tuoi occhi, la forma si fa improvvisazione. Ed è qui la bellezza.

L’elemento sorprendente – quel che ancora ci diverte nel guardare e analizzare la tv – sta nella capacità dimostrata dal programma (aka, autori) di adattarsi alla situazione. Un format ha le sue regole, senza dubbio, e in buona parte lo schema viene rispettato anche in questo appuntamento, ma è lì dove scompare che offre uno sguardo ai meccanismi reali della scrittura. A Potenza si sono lasciate le camere accese e i microfoni aperti; le intromissioni di chef Cannavacciuolo – già ridottissime, visto che parla e inarca sopracciglia solo quando necessario – sono state ridotte al minimo: l’ascolto è stata la vera e unica chiave narrativa.

Cucine da Incubo 12 potenza orto e Cucina

La capacità d’ascolto del programma ha fatto sì che tutta la forza della storia emergesse senza filtri e sovrastrutture, senza forzature e con tutta la violenza emotiva repressa dalle protagoniste. A farne le spese sono state proprio le griglie del formato, lasciate intelligentemente da parte: la dimostrazione plastica dell’anomalia è stata la cancellazione della valutazione pre e post servizio – new entry eliminabile di questa edizione, ci sia concesso – che ha lasciato il passo alle sole osservazioni di Cannavacciuolo. Un gigante, sempre, nella sua capacità di analisi e intervento: non ha bacchette magiche, come ribadisce in ogni occasione, ma ha tutto il resto. E anche di più.

È l’onestà che mozza il fiato

“Ho fallito”. Così Cannavacciuolo chiude la puntata.

Il ‘lieto fine’ atteso dal format, ovvero la riconciliazione e lo sguardo fiducioso – per quanto timoroso verso il futuro – questa volta è monco. E Cannavacciuolo non lo nasconde, facendone il punto di forza di questa puntata e dell’intero format. L’onestà trionfa, la stessa che deve essere messa nei piatti e nella gestione dei ristoranti, come il programma ci insegna da più di 10 anni. E quell’onestà lascia senza fiato, emoziona, sorprende per la sua capacità di riscrivere quel che si pensa sia scritto e dato.

Se è vero che viene meno il ‘lieto fine’ atteso dal format, è anche vero che un lieto fine c’è ed è l’unico che forse poteva esserci, vista la situazione di partenza. A sottolineare, però, l’eccezionalità della puntata c’è anche l’ultimo abbraccio dello staff e quello scorcio di set mostrato, con le luci che entrano nell’inquadratura, che testimoniano la volontà – anche visiva – di mostrare che questa non è stata una puntata come tutte le altre. E che le storie delle persone, se rispettate, sono un motore inesauribile di bella tv.

Cucine da Incubo 12 - Orto e Cucina - Potenza - 2026

Una cosa, però, ci tengo a sottolinearla: che Cucine da Incubo abbia offerto un’anomalia del genere in fondo non ci stranisce più di tanto. Da sempre, anche su altre pagine, abbiamo evidenziato come l’adattamento italiano sia una chicca. Il richiamo all’originale Ramsay’s Kitchen Nightmares è sempre stato formale: il ‘nostro’ Cucine da Incubo si è presentato da subito come ‘altro’ dal modello britannico, nettamente tagliato sulle spigolosità del personaggio di chef Ramsay. L’adattamento italiano ha saputo non solo individuare le caratteristiche proprie del settore della ristorazione italiana, ma ha saputo anche puntare sugli aspetti di family emotainment che ci accomunano tutti, indipendentemente dal lavoro e dalle attività che svolgiamo, e soprattutto ha saputo cucirlo sulle misure di Cannavacciuolo, che dal canto suo se lo è adattato a pennello. È lui e si vede: l’onestà resta la chiave vincente.

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