

“Per sempre sì” si candida ad essere il nuovo tormentone dei matrimoni napoletani e il successo social, fatto di meme e di viralità, lo dimostra. L’immediato link tra il brano portato da Sal Da Vinci a Sanremo 2026 e l’universo de Il Castello delle Cerimonie – tracciato non solo dal pubblico del Festival, ma da molti giornalisti già ai preascolti – dimostra anche un’altra cosa: che il programma di Real Time è ormai parte integrante – e trasversale – dell’immaginario collettivo, da Trieste in giù…
“Saremo io e te, per sempre…”
non ha lasciato briciole pic.twitter.com/xCWQtSEHyG
— sasi🪁 (@p0liedrico) February 24, 2026
Che conquisti o meno il gradino più alto del podio, Sal Da Vinci ha già vinto Sanremo 2026. L’accoglienza riservatagli dal Teatro Ariston la prima sera, con quel “Rossetto e caffè” intonato a gran voce dai presenti, ha già dato una misura del suo successo: in un’edizione per la quale ci si lamenta della mancanza di ‘super Big’ forse è sfuggito un dato, ovvero che il ‘Super Big’ potrebbe essere proprio lui.
Ancor prima di presentare “Per sempre sì”, dunque, il pubblico dell’Ariston – ormai ben lontano dall’essere quella ‘palude’ inerme di pellicce dell’era baudiana – ha ‘endorsato’ Salvatore Michael Sorrentino, classe 1969, con 50 anni di carriera (ha iniziato da bambino, ecco) e con un terzo posto a Sanremo 2009 dietro Marco Carta (La forza mia) e Povia (Luca era gay): il brano che vinse il bronzo era Non riesco a farti innamorare, scritto con Gigi D’Alessio e Vincenzo D’Agostino, firma di molti successi melodici napoletani da poco scomparso.

17 anni dopo quel Festival, Sal Da Vinci è tornato con un pezzo studiato per essere una hit: l’intro, la chiosa, le rime, il ritornello, la coreografia (con quell’indice a indicare l’anulare che è in sé ontologicamente meme) e il videoclip (con Francesca Tocca e Marcello Sacchetta, da Amici con furore) sono un esempio di costruzione narrativo-musicale da far impallidire qualsiasi sceneggiatore hollywoodiano. Una narrazione che guarda a un target d’elezione, ma che alla fine coinvolge anche chi non sente di appartenere a quell’universo narrativo: è tutto talmente perfetto nel suo genere da non lasciare indifferenti. E con un Festival di 30 canzoni è decisamente un successo.
Appena entra in playlist ti scuote, piaccia o meno. C’è chi la canta con la mano sul petto (“io te lo prometto / Davanti a Dio / Saremo io e teeee…”), chi si fa il segno della croce a mo’ di esorcista e chi si fa trascinare in modalità a tratti ‘perculatoria’, un po’ come fu per “Ma non tutta la vita” dei Ricchi e Poveri che per alcuni doveva rappresentare la quota cringe di Sanremo 2024 ma che invece fu IL pezzone di quel Festival. Ecco, la sensazione è che Sal Da Vinci si trovi un po’ in quota Ricchi e Poveri per parte della stampa e del pubblico, ma se anche fosse in fondo – come dicevamo – lui ha già vinto: il suo brano è tra i più virali sui social e tra i più usati dai creator, è tra i più visti su YT ufficiale di RaiPlay (dopo Fedez & Masini, Serena Brancale e Arisa) e con tutte le cerimonie in cui verrà usata da qui ai prossimi anni potrà contare su una discreta SIAE.
la cosa più vicina che abbiamo a lady d pic.twitter.com/mbyCX3DcFx
— sasi🪁 (@p0liedrico) February 26, 2026
Già, le cerimonie…
Il Castello delle Cerimonie è immaginario collettivo
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Che sia stato concepito con intento denigratorio o che sia frutto di una concreta ‘analisi di mercato’, il binomio “Per sempre sì” – Il Castello delle Cerimonie è la dimostrazione di come questo programma tv sia entrato nell’immaginario collettivo. Qualsiasi sia ‘l’intenzione comunicativa’, il Castello – con il suo fu Boss – è ormai un architrave della narrativa tv al pari di un Beautiful, di un MasterChef, di un Bake Off e di un più recente Casa a prima vista. E se i primi tre sono figli di ‘multinazionali’, gli ultimi due titoli – entrambi Real Time – sono figli di un’addomesticazione ottimamente fatta di format stranieri. Che lo si disprezzi o lo si ami, che ci si identifichi o che lo si rifugga, Il Castello delle Cerimonie ha scritto parte dell’immaginario televisivo italiano, da Nord a Sud. E questo Sanremo 2026 lo sta dimostrando.







