

Mika ci aveva visto giusto: scartato alle Audizioni di X Factor, Tony Pitony si è preso la sua rivincita sui social e ora all’Ariston. Analisi di un personaggio che, come Zalone, si nasconde dietro una maschera di cui il pubblico (social) si dimentica
Se Checco Zalone ha reinventato un nuovo modo di fare ironia usando le sue doti canore al servizio della comicità mainstream (come dimostrano gli incassi record del suo ultimo film Buen Camino), Tony Pitony è andato e sta andando oltre, costruendo un personaggio e un’identità ancora agli albori e inevitabilmente pronta a esplodere nei prossimi mesi.
Stiamo parlando di Ettore Ballarino, attore siciliano che nel 2020, dopo una formazione teatrale, per sfuggire alle ansie del lockdown ha dato vita a un nuovo modo di sfogare la propria arte, facendo dialogare ironia, maschera e viralità sotto l’egida dell’algoritmo, piuttosto che della sceneggiatura tradizionale. Perché se Zalone si è affidato prima alla tv e poi al grande schermo, Tony Pitony parla a un pubblico che non fa zapping, ma scrolla.
La maschera di Tony Pitony è la sua vera identità
Tony Pitony è una maschera performativa, che ha trovato in quel copricapo che ricorda l’iconico ciuffo di Elvis Priesley e nei suoi piccoli occhiali da sola l’unico modo di essere se stesso senza rivelarsi. Ballarino ha costruito un personaggio deliberatamente sopra le righe per creare uno strumento dall’immediata riconoscibilità sui social.
Il suo è un mix di ironia trash, provocazione deliberata e performance visiva che sfida le categorie di genere e i confini convenzionali tra arte, meme e musica pop. Un marchio di fabbrica relativamente giovane ma già affermato, campione di stream sulle piattaforme e che sui social non conosce freni.
La scelta di mascherarsi funziona al tempo stesso come arma per affermarsi e come strumento di distanza, uno scudo che consente di spingere su linguaggi provocatori senza che la “persona reale” diventi bersaglio diretto. Il pubblico, fan o detrattori, parlano di Tony Pitony quasi come se fosse “reale”, dimenticandosi la persona che c’è dietro. Un po’ come si fa con Zalone, con la differenza che Luca Medici ci mette la faccia.
Dalle audizioni di X Factor a Sanremo: Mika aveva ragione…
Una carriera che si sta costruendo sui social, ma che non snobba la televisione. Paradossalmente, al contrario, la prima apparizione di Tony Pitony non è in un reel ma all’interno di un programma tv. Era il 2020 e Tony partecipò ad X Factor: la sua versione di Hallelujah, intramezzata da alcuni gorgheggi che facevano il verso alla musica neomelodica, fi non capita dai giudici Manuel Agnelli, Hell Raton ed Emma Marrone.
Solo Mika rimase entusiasta di quell’esibizione: “Secondo me sei un professionista che si nasconde dietro quella maschera, hai una voce bellissima”, gli disse, non riuscendo però a convincere i suoi colleghi, che con tre “no” lo mandarono a casa. Anni dopo, possiamo dire che Mika ci aveva visto giusto. E Tony Pitony se l’è ricordato, facendosi intervistare dal Tg1 indossando una maglia con la foto del cantante libanese, spacciandolo per David Bowie.
Ora lo attende il palco di Sanremo 2026 dove, nella serata delle Cover, duetterà con Ditonellapiaga in “The Lady is a tramp”, brano degli anni Trenta che nel tempo ha ricevuto numerosissime rivisitazioni, non da ultima quella di Tony Bennett e Lady Gaga. Prima ancora, Tony Pitony è stato scelto come colonna sonora di questa edizione del FantaSanremo, con il brano “Scapezzolate” scritto appositamente per l’iniziativa. Ancora, i social a supporto di un fenomeno che la tv sta per scoprire.
L’immediatezza di un fenomeno, capace di andare lontano
Per altri artisti emergenti il palco dell’Ariston può essere un banco di prova per il loro futuro: pensate a quanti cantanti sono stati ospiti nella serata delle Cover e l’anno successivo hanno partecipato come Big (due nomi: Rose Villain e BigMama). Per Tony Pitony, l’impressione è che quel palco possa servire a poco in quello che vuole essere il suo percorso artistico.
Le sue provocazioni, per viaggiare, non devono conoscere i freni della fascia protetta né le restrizioni di una direzione artistica: ecco perché questo fenomeno nato sui social è destinato a crescere sempre sui social. I media tradizionali cercheranno di avvicinarlo e probabilmente ce la faranno, ma se Tony Pitony vuole durare nel tempo dovrà riuscire a capire quanto è disposto a sacrificare della sua maschera al piccolo schermo. E, da quel che ci pare di capire, i margini sono molto risicati.





